Franco La Cecla, antropologo e urbanista, invita ad abbandonare il culto delle archistar e a riconoscere che l’architettura, così come l’abbiamo conosciuta, ha esaurito la sua funzione. Le città sono il territorio profondo dell’inconscio collettivo, il luogo delle appartenenze e dei conflitti, non un semplice campo di gioco formale. Oggi, in una fase di emergenza ambientale e sociale in cui gli spazi urbani rischiano di diventare sempre più inabitabili, c’è bisogno di altri saperi, di altre pratiche, di una nuova responsabilità nell’immaginare e costruire l’abitare.
Diciotto anni dopo la prima edizione – tradotta in tutto il mondo e adottata in decine di facoltà di architettura – Contro l’architettura torna con una nuova prefazione dell’autore. La Cecla rilancia la sua sfida alla luce delle trasformazioni più urgenti: la crisi climatica, la turistificazione estrema, la finanza immobiliare, l’intelligenza artificiale che entra negli studi di progettazione, le nuove forme di resistenza che nascono nei quartieri e nelle periferie del mondo. La vera sfida, oggi più che mai, non è costruire nuove icone: è restituire all’abitare il ruolo di pratica centrale della democrazia. Un libro polemico, radicale e necessario. Per chi progetta le città, per chi le amministra e per chi, semplicemente, le abita e non si rassegna a vederle ridotte a scenografia del mercato.

