DDL Zan e nuove dichiarazioni della CEI_il punto con Francesco Torchiani

di Redazione | 24.05.2021

A proposito del tanto discusso DDL Zan, nei giorni scorsi il Cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto una dichiarazione che sembra andare in controtendenza rispetto alle precedenti prese di posizione della CEI e di alcuni partiti di maggioranza e minoranza. Abbiamo chiesto a Francesco Torchiani, autore del saggio Il «vizio innominabile» un suo commento a riguardo. […]


A proposito del tanto discusso DDL Zan, nei giorni scorsi il Cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto una dichiarazione che sembra andare in controtendenza rispetto alle precedenti prese di posizione della CEI e di alcuni partiti di maggioranza e minoranza.

Abbiamo chiesto a Francesco Torchiani, autore del saggio Il «vizio innominabile» un suo commento a riguardo.
Nel suo saggio affronta e analizza l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dell’omosessualità nel corso del Novecento.

cover Il vizio innominabile




di Francesco Torchiani

Hanno fatto discutere, nei giorni scorsi, la dichiarazione del Cardinale Gualtiero Bassetti sul DDL Zan.
A margine della Messa per gli operatori dell’informazione, il Presidente della Conferenze Episcopale Italiana ha affermato che la legge andrebbe «più corretta che affossata».
Alcuni osservatori hanno accolto queste parole come un’apertura, in parziale controtendenza con posizioni ben più nette formulate dalla stessa CEI poco più di un anno fa. Una sua Nota dell’aprile 2020 scandiva come una legge che intenda combattere la discriminazione non possa e non debba perseguire l’obiettivo «con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna».
La contrarietà dei vescovi al provvedimento è stata formulata senza l’atteggiamento muscolare e i toni ultimativi che hanno caratterizzato la stagione Ruini-Bagnasco in tema di diritti civili (e molto altro).

Lo stesso Bassetti, in un’intervista rilasciata a Gian Guido Vecchi per il «Corriere della Sera», ha tenuto a precisare che la decisione spetta al Parlamento e che «se si ritiene utile una legge specifica contro l’omofobia, va bene, come dicevo non è certo questo il problema».
La preoccupazione dei vescovi italiani sembrerebbe appuntarsi soprattutto sui presunti “rischi” sottesi al testo in esame al Senato: «Io penso che la legge potrebbe essere fatta meglio», ha detto Bassetti, «perché la legge dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi. Chiedo solo chiarezza».
Al di là delle dichiarazioni del presidente della CEI, i “rischi” paventati dai presuli italiani sono almeno due: quello di veder introdotta una limitazione alla propria libertà di affermare la visione che la Chiesa ha della sessualità e della società intera, incentrata sulla distinzione incancellabile tra uomo e donna; il timore che possa prendere piede nella società, a partire dalle scuole, la cosiddetta «ideologia gender», avallando così un discorso sulla sessualità antitetico a quello del magistero.

Una legge, ha chiarito ancora Bassetti, «deve tutelare le garanzie e i valori fondamentali»: in altre parole, quelli della Chiesa cattolica, compresa la sua visione della società e della sessualità.
Ora, a un esame spassionato del testo di legge, non è chiaro dove questi presunti «rischi» potrebbero annidarsi. Né può sfuggire come l’invito alla riscrittura di una legge, nell’attuale congiuntura politica, equivalga a rimandarla a una prossima legislatura, che – sondaggi alla mano – potrebbe essere non così ansiosa di inserire fra le sue priorità un provvedimento contro l’omotransfobia.