L’amore clandestino come crepa nel ghiaccio: “Alaska”, il nuovo romanzo di Valentina Maini


“Io sono una nordica. Il ghiaccio mi è sempre piaciuto. È un materiale vivo”.

C’è, in questa dichiarazione di Maia, qualcosa che somiglia a una poetica e, insieme, a un indizio: perché Alaska, il romanzo con cui Valentina Maini torna alla narrativa dopo l’esordio de La mischia, si muove lungo superfici che sembrano reggere e invece cedono, lasciando affiorare ciò che si tenta di tenere in ordine.

Anche il titolo lavora così: meno una coordinata sulla mappa, più un clima interiore, un’estremità mentale in cui il freddo preserva e al tempo stesso incrina, e dove il quotidiano può slittare di un niente verso l’inquietudine.

copertina di Alaska, tra i libri da leggere nel 2026

Maia ha vent’anni, si mantiene dipingendo per strada, vuole diventare artista e arriva a Venezia con un vuoto originario già incorporato nel carattere: un padre sparito troppo presto per diventare memoria piena e una madre che, nel lasciarla andare, le consegna un ammonimento asciutto – “Non innamorarti” – come se l’amore fosse una forma di assuefazione capace di scorticare.

Su quel terreno entra Sergio: pescatore, marito, padre, uomo più grande di lei, e proprio per questo insieme distante e pericolosamente vicino. La relazione che nasce tra loro è clandestina e sbilanciata, e Maini la racconta evitando l’enfasi della trasgressione; preferisce far lavorare i dettagli, i tempi morti, la sostanza opaca dei giorni, dove un legame promette libertà mentre stringe.

Venezia è una macchina narrativa

Venezia, del resto, non è scenografia: è una macchina narrativa. Città costruita su passaggi e precarietà, tra pietra e acqua, tra appoggi e profondità, accompagna una protagonista che tende a vivere “di lato”, inseguendo nell’arte una verità che la parola non riesce a fissare.

Maia dipinge piccoli quadri materici, addensa il colore e poi lo incide, lo scava con un coltellino fino a deformarlo, come se ogni superficie chiedesse di essere attraversata più che contemplata.

Valentina Maini
Valentina Maini nella foto di Michele Joshua Maggini

A tenere insieme la sua quotidianità, mentre Sergio appare e scompare in quella vita parallela che deve difendere dalla famiglia e dalla reputazione, c’è Louis: il ragazzo che la ospita in un appartamento pieno di oggetti e disordine, e che diventa un punto fermo proprio perché introduce un’altra grammatica del legame, più paritaria, meno gerarchica.

È a lui che Maia racconta i sogni, ma presto il romanzo suggerisce che “sogno” è una parola troppo comoda: ciò che arriva nella notte ha densità propria, torna con figure ricorrenti, pretende attenzione, sembra conoscere un nucleo che Maia continua a sfiorare senza nominarlo.

Il libro è diviso in tre parti

Qui Alaska compie uno scarto decisivo. Il libro è diviso in tre parti – Esterno giorno, Interno notte, Dissolvenza – e la sezione centrale lascia che quel territorio notturno prenda voce, fino a trasformarsi in un “noi” narrante. Non è un semplice intermezzo visionario: è un modo di far entrare l’inconscio come forza attiva, capace di incidere la storia e di costringere lo sguardo a tornare indietro. In questo senso, la lettura assume l’andamento di una ricerca: non un enigma da risolvere, ma un mosaico da ricomporre per approssimazioni, dove ogni passo nel presente riapre una crepa nel passato, soprattutto sul nodo dell’origine, della paternità, della dipendenza affettiva.

In questa traiettoria entra anche la possibilità di un confronto “tecnico” con sé – una figura di ascolto, una stanza in cui nominare ciò che altrove resta solo sensazione – che non scioglie i nodi, ma li mette a fuoco, rendendo più netto il punto in cui la vita chiede una forma. La stessa storia con Sergio, allora, smette di essere soltanto una deviazione e diventa un reagente: accelera, altera, porta in superficie il non detto e costringe Maia a decidere quale parte di sé salvare.

La lingua di Valentina Maini

La lingua di Maini lavora in accordo con questa architettura: alterna un nitore quasi tattile delle immagini a improvvise torsioni più liriche, e fa dei corpi, degli oggetti e delle opere d’arte un sistema di rimandi che vibra sotto la trama.

Ricorrono contrasti fisici – freddo e arsura, silenzio e rumore interno, immobilità e fuga – che non cercano di ricomporsi in armonia, perché al romanzo interessa la coabitazione delle fratture, non la loro cura rapida.

 

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Per questo Alaska, pur partendo da una storia riconoscibile (una giovane donna, un uomo adulto, un rapporto clandestino destinato a consumarsi), allarga costantemente il campo: verso la domanda su che cosa significhi diventare artista; verso l’idea di confine come linea mobile tra equilibrio e cedimento, tra amore e amicizia, tra desiderio e bisogno di protezione. E se non offre chiavi definitive, è perché sceglie di affidare il peso alle immagini, fino a quando ciò che è rimasto sepolto trova, almeno per un momento, un varco.

Fonte: www.illibraio.it


Femminismo: libri classici e contemporanei da leggere – La guida


Di cosa parliamo (e per chi) quando parliamo di femminismo?

Il termine femminismo iniziò ad acquisire popolarità nel momento in cui i giornali francesi (e non solo) etichettarono con questa parola un congresso del maggio 1892 che Eugénie Potonié-Pierre organizzò a Parigi, tant’è vero che quattro anni dopo la stessa attivista pronunciò un discorso, al Congresso internazionale di Berlino, in cui affermò che il neologismo si doveva proprio a lei e alle sue colleghe dell’Esagono.

Nel 1913 Rebecca West, al secolo Cicely Isabel Fairfield, dichiarò però che neppure lei era stata “ancora in grado di capire esattamente cosa sia il femminismo: so soltanto che vengo definita ‘femminista’ tutte le volte che esprimo sentimenti che mi distinguono da uno zerbino o da una prostituta“, spiegando con una convincente litote di cosa parliamo realmente quando ci riferiamo al femminismo.

Nella sua accezione più ampia, infatti, possiamo considerare il femminismo una posizione il cui scopo è garantire una effettiva e comprovabile parità tra i sessi, che si rifletta in ogni ambito della sfera pubblica e privata: politico, sociale, economico, etnico, familiare, sessuale, educativo, linguistico, religioso e così via (in tal senso si parla ormai da anni di femminismo intersezionale e di transfemminismo, concetto che sovrappone tra loro diverse identità sociali, con le relative possibili discriminazioni, oppressioni o dominazioni specifiche).

Ne consegue che informarsi sull’argomento, capirne le origini e sostenerne le rivendicazioni non è una missione concernente soltanto le donne: un cambio di mentalità e una riforma culturale, per realizzarsi, hanno bisogno di essere sostenute e interiorizzate anche dagli uomini, dal momento che questi ultimi fanno ugualmente parte delle società in cui ancora oggi non si riconoscono molti diritti, o non se ne consente l’applicazione pratica, a causa di una visione del mondo di retaggio patriarcale.

Partendo dalla convinzione che per familiarizzare con i femminismi, ormai plurali, la lettura rimanga uno strumento indispensabile, abbiamo pensato a una guida suddivisa per generi letterari, che non pretende di essere esaustiva e nella quale trovano spazio donne a lungo dimenticate e donne passate invece alla storia, donne di fantasia e donne in carne e ossa, eroine perseguitate come Giovanna D’Arco e donne acclamate (ma non ancora abbastanza), come Marie Curie o Grazia Deledda.

A firmare i testi, neanche a dirlo, tanto donne quanto uomini di ogni periodo storico, a dimostrazione del fatto che il femminismo ci interpella e ci riguarda al di là del nostro sesso biologico e del genere nel quale ci identifichiamo.

Per orientarsi nella guida

Abbiamo ragionato a lungo sui testi che, a nostro avviso, avrebbero permesso di far risaltare lo spirito femminista e l’impegno letterario, oltre che sociopolitico, di ogni figura citata. Ecco perché vi avvertiamo fin da ora: non tutte le donne e non tutte le opere che abbiamo preso in considerazione potrebbero essere nella categoria in cui vi aspettate di trovarle.

Su Mary Shelley, per esempio, abbiamo preso in considerazione una graphic novel che spieghi alle nuove generazioni la portata rivoluzionaria della sua scrittura, mentre di Hannah Arendt abbiamo selezionato la biografia che ha scritto Rahel Varnhagen. Troverete Marguerite Yourcenar menzionata per le sue poesie, Clarice Lispector per un romanzo e Oriana Fallaci per un compendio edito poco dopo la sua morte.

In questo modo, magari, scoprirete voci già celebri da una prospettiva diversa, oppure spulciando una categoria noterete un testo interessante su persone o su argomenti che non avevate granché approfondito – questa, almeno, è la speranza con cui abbiamo raccolto il materiale qui presente.

Una seconda indicazione fondamentale da tenere a mente consiste nel fatto che abbiamo selezionato solo opere attualmente acquistabili in Italia. Non troverete, quindi, testi che non siano mai stati tradotti nella nostra lingua o che, per qualsiasi ragione, non siano al momento disponibili in catalogo. Alla base di questa scelta sta la nostra volontà di indicarvi testi effettivamente accessibili nel nostro Paese e nella nostra lingua al momento in cui scriviamo questa guida.

Infine, una precisazione pratica: per ogni categoria, le opere sono elencate seguendo l’ordine di pubblicazione della loro prima edizione originale. Nel caso di compendi o raccolte create ad hoc da una casa editrice (italiana o straniera), fa fede invece l’anno di pubblicazione del volume in questione.

Buona lettura!

Il dibattito sul femminismo è in continua evoluzione, e intreccia conquiste storiche, questioni aperte e nuove prospettive. Se volete approfondire ulteriormente la questione, ecco alcuni degli articoli nei quali, nel corso di molti anni, abbiamo ospitato riflessioni d’autore e d’autrice, proposto percorsi di lettura mirati e segnalato novità in libreria sull’argomento:

Saggi, pamphlet e manifesti sul femminismo

Copertina del libro Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, testo cardine del femminismo del '900

Che cosa hanno in comune Olympe de Gouges e Virginia Woolf con Vera Gheno e Oriana Fallaci? Come passare dalla lotta contro la ghigliottina alle ondate femministe del XIX e XX secolo, con i loro risvolti politici, familiari, sessuali, legislativi e sociali? E cosa c’entra Michel Foucault con il #MeToo, o chi costringeva le donne a morire bruciate per un fantomatico reato di stregoneria con le scelte dei brand di moda dei nostri giorni?

Ebbene: al di là del taglio e dell’epoca in cui è stato scritto, ognuno di questi saggi esamina la condizione femminile e affronta la questione di genere ricordandoci che di genere non ne esiste uno solo di riferimento. Così, dall’opera più filosofica a quella più pop, il femminismo rimane al centro del dibattito, con l’obiettivo di denunciare le disuguaglianze, rivendicando intanto posizioni non sempre accolte all’unisono dalla società.

Non fatevi ingannare, quindi, da titoli provocatori come Perché non sono femminista di Jessa Crispin o come Odio gli uomini di Pauline Harmange: tutti i testi presenti condividono la stessa esigenza paritaria e, specialmente da alcuni decenni, abbracciano una visione sempre più contemporanea, che al di là delle quattro ondate principali in cui è suddiviso il femminismo in Italia e nel mondo tiene conto anche delle istanze del femminismo liberale, del femminismo di periferia, del cyberfemminismo e del femminismo decoloniale.

(Auto)biografie e memoir

Copertina del libro Io sono Malala di Malala Yousafzai

Non solo riscoprire voci dimenticate (come quelle di cui ha parlato Ritanna Armeni in Di questo amore non si deve sapere) o interrogarci su meccanismi a volte trascurati (vd. Troppo belle per il Nobel di Nicolas Witkowski), ma anche ascoltare la testimonianza di chi ha potuto divulgare idee e avvenimenti scrivendo (pensiamo all’operazione di Malala Yousafzai con Io sono Malala, o di Waris Dirie con Fiore del deserto. Storia di una donna): ecco la triplice finalità di questo elenco.

Che sia grazie a un resoconto in prima persona o a una ricostruzione minuziosa a posteriori, le opere in questione permettono infatti di osservare la storia socioculturale, politica e letteraria del mondo da cui veniamo anche tramite le storie, al plurale, di violenza, ribellione ed emancipazione che hanno segnato le tappe del femminismo attraverso i secoli.

Il femminismo della poesia

Copertina del libro Tramontata è la luna di Saffo

“Le donne hanno due possibilità: essere femministe o essere masochiste“, scriveva Gloria Steinem. Se proviamo ad applicare questa massima alla lirica, ci rendiamo conto che parlare del corpo femminile o del suo piacere, per esempio, è già di per sé rivoluzionario.

Affermare il proprio io, e farlo in versi, è non a caso un atto di femminismo che dall’antichità non ha mai smesso di accompagnare l’emancipazione della donna, da Saffo a Susana Chávez, fino ad arrivare a Sylvia Plath, ad Alda Merini e a Rupi Kaur.

Ciascuna a modo suo, e ancora una volta con uno stile più gravis o più humilis, poetesse di tutto il mondo hanno pertanto combattuto la loro battaglia per liberarsi da costrizioni e restrizioni tradizionali non soltanto sulle strade, ma anche sulla carta, ora diventando famose agli occhi del grande pubblico e ora rimanendo in attesa di essere finalmente approfondite come meriterebbero.

Da sempre il femminismo si nutre anche di voci dirette, esperienze personali e sguardi autorevoli sul presente e sul passato. Di seguito trovate quindi alcune tra le interviste a intellettuali e attiviste più significative tra quelle pubblicate sul nostro sito nel corso del tempo, dedicate a temi e a battaglie che in molti casi sono ancora attuali:

Opere teatrali su o di grandi donne

Copertina del libro Lisistrata di Aristofane, una delle prime commedie teatrali in cui è presente il concetto di femminismo

Sì, anche qui occorre partire davvero da lontano… Come non citare, d’altronde, opere teatrali in cui le donne sono riuscite a difendere la loro posizione già in tempi remoti, e che fra l’altro ci sono familiari per archetipi e princìpi tramandati nei secoli?

Non solo Ofelia e Medea, o altre figure dai comportamenti estremi e non sempre edificanti: la produzione drammaturgica, nonostante per secoli alle donne sia stato vietato di recitare, ha celebrato e portato sulla scena protagoniste tridimensionali, anticonformiste e spesso in opposizione aperta alle norme sociali, che dalla tragedia alla commedia dell’arte, fino ad arrivare al teatro dell’assurdo e al postmodernismo, sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo per la loro impronta femminista e per i loro valori paradigmatici.

Sono loro quelle che abbiamo scelto di consigliarvi, anche se il rovescio della medaglia è che, come avrete notato, ne abbiamo trovate un numero esiguo, per non parlare poi delle pochissime autrici donne passate alla storia. Il nostro augurio, comunque, è che la lista possa presto ampliarsi e aggiornarsi, in particolare se il nostro punto di partenza diventerà uno spunto di riflessione e di dialogo con chi, come voi, ci leggerà.

Il femminismo declinato nella narrativa

L’universo della fiction, con i suoi romanzi e racconti di ogni sorta, ha visto spesso emergere donne dal talento fuori dall’ordinario, come nel caso della già menzionata Grazia Deledda, unica donna italiana ad avere vinto il Nobel per la letteratura nel 1926, e prima ancora la celeberrima Colette, che a lungo si è firmata con il nome del marito, fino ad arrivare ad autrici di bestseller come Margaret Atwood con Il racconto dell’ancella, o a vincitrici di concorsi prestigiosi, com’è successo a La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, che nel 2018 si è aggiudicato il Premio Strega.

Lo sguardo di queste scrittrici, o in altri casi delle protagoniste della narrazione stessa, è stato sempre un tutt’uno con il concetto di femminismo, dal momento che ha permesso di immaginare scenari più egualitari, oppure ha messo a nudo situazioni in cui la parità tra i sessi era di fatto inesistente, con effetti spesso irreparabili per la vita (reale o fittizia) di innumerevoli donne.

Appassionarsi alle loro vicende, pagina dopo pagina, è dunque uno dei modi possibili per celebrarne l’impegno e gli sforzi, per ricordarci che il cambiamento è troppo spesso il risultato di un sacrificio e che, ieri come oggi, ogni società degna di questo nome dovrebbe basarsi sul contributo, sulla cooperazione e sul rispetto tanto dei suoi cittadini quanto delle sue cittadine.

Libri per l’infanzia e graphic novel per scoprire il femminismo

Copertina del libro Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, grande esempio di testo per l'infanzia che parla di femminismo e autoaffermazione

Come avrete già intuito, in quest’ultima categoria convivono testi sul femminismo pensati soprattutto per le nuove generazioni, da un grande classico del ‘900 come Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren fino ad arrivare a Baby femminista di Loryn Brantz o al bestseller Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo, che offrono diverse risposte alla domanda “Come spiegare il femminismo ai bambini e alle bambine?“, e altri che potreste scegliere di regalare a ragazzi e a ragazze più in là con gli anni, fra i quali P. La mia adolescenza trans di Fumettibrutti o Manuale per ragazze rivoluzionarie di Giulia Blasi.

In ogni caso, si tratta di narrazioni delicate e al passo con i tempi, dai contenuti spesso educativi e che insegnano a stare alla larga dagli stereotipi di genereIl loro obiettivo è sempre prendere ispirazione da grandi figure realmente esistite, o create dalla fantasia di intellettuali di spicco, per educare al femminismo attraverso il rispetto e la convivenza con il diverso, nella speranza di ispirare una società del domani sempre più consapevole e inclusiva.

Fonte: www.illibraio.it


“Momenti di gioia imperfetta”: la commedia agrodolce di Catherine Newman


A dicembre 2025, in uno show televisivo statunitense, all’attrice Julia Roberts è stato chiesto qual è secondo lei il sandwich migliore. Lei reagisce come per rispondere a una domanda difficile, che necessita riflessione, e poi con la ricetta del sandwich preferito della sua giovinezza: burro di arachidi, gelatina con panna acida e patatine alla cipolla schiacciate all’interno in un pane di frumento. E infine commenta: “Then I grew up.” (Poi sono cresciuta.)

L’edizione originale di Momenti di gioia imperfetta di Catherine Newman (Bollati Boringhieri, traduzione Manuela Faimali) si intitola proprio Sandwich. Val la pena partire da questo, delizia per molti, necessità per altri, esperimenti di giovinezza o compito da onorare, suo malgrado, per la protagonista del romanzo – nella traduzione italiana del romanzo la parola sandwich è lasciata in inglese – che ci parla in prima persona: “Ma prima, l’epica preparazione dei sandwich! Mi lamento, ma è un aspetto delle mie vacanze che in realtà adoro, e lo sanno tutti”.

Rachel, detta Rocky, è la narratrice, la depositaria del compito di preparare sandwich per tutti, prendendo ordinazioni, sbuffando per finta, cercando di accontentare la sua famiglia (marito, figlia, primogenito e compagna, genitori e il gatto Chicken). Assembla la base uguale per tutti e poi per ciascuno aggiunge il dettaglio personale.

Due fette di pane che tengono insieme qualcosa o qualcosa tenuta insieme da due fette di pane, che possono rompersi, tenere perfettamente, alimentare la fame o soddisfarla. In ogni caso un rito, principio delle giornate di mare della famiglia trascorse a Cape Cod.

“Cerco la mia zuppiera preferita, quella con il motivo di funghi scandinavi lungo i bordi smaltati, e mescolo tre scatolette di tonno, mezzo vasetto di maionese, qualche gambo di sedano, peperoncini sottaceto con un goccio di succo del loro barattolo”.

Willa, caustica ed emotiva, mangia vegetariano (tranne quando si tratta di vongole) quindi solo mozzarella, peperoni arrosto, basilico e aceto balsamico. Jamie, il primogenito, si unisce alle scelte dei suoi: condivide la base e poi lascia l’aggiunta di aneto e cetrioli freschi a Rachel e Nick che inserisce anche senape al miele, lattuga, basilico e pomodori, “una caotica esagerazione che disapprovo”; i genitori di lei, Mort e Alice, sono per poche salse e ingredienti facili: quando arrivano alla casa al mare di Cape Cod la vacanza degli altri è già iniziata e rimangono solo due giorni. Mangiano sandwich con tacchino, una fetta di formaggio e un po’ di senape e cavolo.

Momenti di gioia imperfetta racconta una settimana di vacanza a Cape Cod, cittadina balneare sulla costa atlantica degli Stati Uniti, dove la famiglia si ritrova da decenni. Per Rachel è una settimana che ha a che fare solo con la famiglia, con inizi, partenze, ritrovi e addii. La casa, sempre uguale, con i suoi problemi ritrovati da un anno all’altro, ha visto Willa e Jamie crescere, e Jamie condividere lo spazio con una persona nuova, la sua compagna Maya, parte ormai della famiglia che sceglie il sandwich in base alle opzioni degli altri: di solito Willa o Jamie, con il rispetto e la giusta distanza di chi partecipa a un rito che esiste da molto tempo prima del proprio arrivo.

Il romanzo è strutturato nel tempo di settimana, con un prologo e un capitolo finale che scorre in avanti del tempo, e in ciascuno di questi sette giorni i personaggi portano con sé un anno in più. Un tempo e un luogo per fare i conti o per immaginare il futuro, a seconda dell’età in cui ci si trova. Rachel e Nick, cinquantenni, sono in quella fase di passaggio tra la giovinezza e la senilità e vedono farsi attorno il prima e il dopo della loro vita.

Rachel è immersa nel cambiamento più grande che le tocca sopportare – la menopausa – e Nick le sembra spettatore, con i suoi modi e le parole di una vita intera insieme che sono diventate più ruvide, più lontane, a volte le risultano quasi insopportabili. Rachel è il centro della storia, è la lente con cui vediamo le crisi e le gioie degli altri. La scopriamo interessata alla vita quando parla con i suoi figli e con Maya, oppure nostalgica quando ripensa a loro e alle estati passate in quella stessa casa quando loro erano dei bambini.

Gli intermezzi che Catherine Newman costruisce svelano una storia nella storia che riguarda Rachel e il suo passato – ma indirettamente hanno a che fare con la famiglia, con il suo matrimonio e ci dicono qualcosa sull’attaccamento della donna a Cape Cod. I ricordi di Rachel si mescolano emotivamente alla settimana che tutti stanno vivendo, in un andirivieni tra passato e presente e in questo modo sono dei ponti, narrativi e sentimentali, grazie ai quali capiamo che questa non è una settimana come le altre. O meglio: somiglia a una di quelle da ricordare, linfa della nostalgia, e avrà il sapore di un sandwich con una ricetta indimenticabile che nessuno riuscirà più a replicare.

Momenti di gioia imperfetta è un romanzo di verità, tutte relative e tutte insopportabilmente reali, con cui la protagonista e noi – a un certo punto – possiamo trovarci a discutere, a riflettere. È una commedia con l’intenzione sarcastica e ironica di alcune storie di Nora Ephron, con personaggi che si incagliano nelle implicazioni del non detto, nella loro umanità che persevera in refusi sempre uguali o che inciampa nello stesso modo, a volte addirittura con la medesima persona. Nel prologo, la narratrice Rachel si guarda da fuori, mentre va a prendere Willa, Jamie e Maya alla stazione ferroviaria. Si guarda come in una diapositiva o in un filmato di una Super 8 dove gli stacchi sono netti e le figure risultano familiari, ingentilite dal velo del tempo passato.

Partendo dalla calma apparente del prologo, nulla può andare storto nella settimana di Cape Cod, ma in realtà niente come i “momenti in famiglia” può essere rivelatore di segreti oppure esacerbare piccoli conflitti o ancora riportare a galla questioni irrisolte, consumate tra le stesse mura e davanti allo stesso oceano anni prima.

Cape Cod, infatti, è un posto familiare ma è anche il regolatore di conti, che tutto sa e tutto custodisce, come una conchiglia insabbiata e pronta a essere portata a casa da un bambino che la ritroverà anni dopo schiacciata da qualcosa d’altro. Cape Cod diventa, per antonomasia, la Famiglia nel racconto: ne assume le volontà, tiene insieme i componenti e li accompagna da uno stadio all’altro delle loro vite, anche quando loro stessi vorrebbero solo fermare il tempo e rimanere nel presente, senza curarsi di ciò che è stato e ciò che inevitabilmente sarà.

“La vita è un dondolo e io sono proprio al centro, immobile, in equilibrio: bambini vivi da un lato, genitori vivi dall’altro. Nicky qui con me nel fulcro. Non muovere un muscolo penso. Ma lo farò, ovviamente. Non c’è alternativa”.

copertina di Momenti di gioia imperfetta, libri da leggere 2026

Come già in We All Want Impossible Things, Catherine Newman analizza le relazioni con pennellate vivide e ci fa vedere come sono fatte, come si sono sviluppate e perché a volte balbettano. Se, però, in We All Want Impossibile Things la storia si muove quando Ash e Edi, due donne amiche da quarant’anni, si ritrovano una volta in più attorno a un fatto doloroso, in Momenti di gioia imperfetta è il rituale felice della settimana in famiglia nel posto del cuore a far partire la narrazione. Entrambi i romanzi però hanno il tono dell’agrodolce, che è il sapore di ogni vita, e cercano di raccontare i chiari e gli scuri senza la banale equazione del dolce assieme alla luce e dell’acre assieme al buio.

Ash e Edi, come Rachel sono personaggi che si interrogano nel profondo e trovano la riposta agrodolce quasi ogni volta. Sono umane fino al midollo e non riescono a farne a meno. A loro ci sentiamo vicini perché riusciamo a capirle e a stare nei loro panni. Ma soprattutto: troviamo quasi il modo di consolarle, quando c’è bisogno.

Rachel e la sua famiglia escono dal racconto con gli occhi della protagonista ma per noi Rocky non si sbaglia, capisce, va a fondo, perché le cicatrici che ha – e noi siamo gli unici fino a un certo punto della storia a conoscerle, in quanto spettatori dei suoi pensieri – sono la prova delle sofferenze e quindi della vita. Ecco un altro punto di connessione tra di due romanzi di Catherine Newman: le tracce che lascia il vissuto sono per definizione cicatrici ma non per questo bisogna pensarle come tracce negative. L’autrice non ci lascia pensare allo sconforto come unica soluzione, ma infila, pagina dopo pagina, le alternative possibili.

Fonte: www.illibraio.it


Più di 60 serie tv tratte da libri in arrivo nel 2026


E ora che cosa guardiamo?“, è forse una delle domande che paralizza di più gli appassionati di serie tv, quando si ritrovano il telecomando stretto tra le mani, qualche snack pronto da sgranocchiare ma… una grande indecisione di fondo a farla da padrona. Non perché scarseggino le alternative da prendere in considerazione, ma, al contrario, perché destreggiarsi tra piattaforme, generi e tematiche così numerose può portare a un vero e proprio “imbarazzo” della scelta.

Le serie tv tratte da libri in arrivo…

Se, quindi, siete in cerca di qualche novità in arrivo nel 2026 con cui fugare ogni dubbio e, soprattutto, se amate gli adattamenti tratti da romanzi, graphic novel, manga e fumetti, è probabile che in questo articolo riusciate a trovare una valida risposta alla vostra domanda (quasi) mese per mese.

Due ragazze sedute di profilo mangiano dei popcorn mentre lasciano intendere di guardare con attenzione una serie tv
(credit GettyImages)

Come da tradizione, infatti, inauguriamo l’anno nuovo consigliandovi tante produzioni italiane e internazionali che mescolano l’intrattenimento sul piccolo schermo al mondo letterario, e che si affiancano ai nostri speciali sui film tratti da libri del 2026, sui libri del 2026 da non perdere (e ci riferiamo a centinaia di novità, di cui abbiamo scritto in anteprima) e sugli esordi narrativi italiani del 2026 che arriveranno nei prossimi mesi in libreria.

Una lista, quelle delle serie tv tratte da libri in arrivo nel corso dei prossimi 12 mesi, in continuo aggiornamento, che non pretende di essere esaustiva e i cui titoli non sono posti in ordine di importanza, pensata per accompagnarvi di stagione in stagione (e di mood in mood), tra atmosfere mystery, comedy, storiche, fantasy, sci-fi romantiche, per citare solo alcune delle più presenti.

Dalle trasposizioni più attese da critica e pubblico fino ad arrivare alle chicche di cui forse non avevate ancora sentito parlare, passando per le nuove stagioni di storie già molto amate, ecco quindi più di 50 serie tv tratte da libri del 2026 che non deluderanno le vostre aspettative…

Indice

Quali sono le serie tv tratte da libri in arrivo nel 2026?

Il 2026 promette di essere l’anno in cui il mondo dello streaming cambierà volto (o comunque lo rinnoverà), se pensiamo anche solo alle recenti trattative per l’acquisto della storica casa di produzione Warner Bros. – eppure, tra queste e altre trasformazioni a cui potremmo assistere, qualche certezza ancora resiste, almeno per quanto riguarda la data d’uscita di alcune delle serie tv tratte da libri del 2026 più attese del momento.

Iniziamo da una novità di punta che parte proprio il 1° gennaio, ovvero Run Away, una miniserie thriller disponibile su Netflix, che prende le mosse dall’omonimo bestseller dell’acclamato scrittore americano Harlan Coben, tradotto in italiano come Fuga (Longanesi, traduzione di Stefania Cherchi): il protagonista è Simon, (James Nesbitt, già visto in Missing You), la cui figlia Paige (Ellie de Lange) scappa di casa senza lasciare traccia, innescando una ricerca ad altissima tensione…

https://www.youtube.com/watch?v=-qSZJD2CrQY

C’è del fermento anche per Gomorra – Le Origini, prequel di Gomorra, serie tv di fama internazionale creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, e basata sul romanzo ormai cult (edito da Mondadori) dello scrittore e giornalista napoletano classe 1979: “Un viaggio nel passato di Pietro Savastano, futuro boss di Secondigliano, e nella sua discesa verso l’inferno della criminalità”, riporta Sky TG24: appuntamento su Sky e in streaming su NOW dal 9 gennaio.

Da appuntare, fra le serie tv del 2026 tratte dai libri che vedremo nel corso dell’anno (pur non sapendo ancora quando e dove), è anche A Tale of Two Cities, miniserie in 4 puntate prodotta da BBC e MGM+, e ambientata tra Londra e Parigi nel periodo che precede la Rivoluzione francese. Segni particolari? Kit Harington nei panni di Sydney Carton, il personaggio principale di una storia che parla di disuguaglianza, libertà e politica, e che si ispira al romanzo Le due città (Newton Compton, traduzione di Silvio Spaventa Filippi) del grande scrittore inglese Charles Dickens.

Copertina del libro Le due città di Charles Dickens, da cui è tratta l'omonima serie tv del 2026 in arrivo nei prossimi mesi

Senza dimenticare una serie evento di Netflix di cui sentiremo parlare nei prossimi mesi, e che arriverà a poca distanza dalle celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di una delle autrici britanniche più lette di sempre: l’intramontabile Jane Austen.

Quello che vedremo – in data ancora da destinarsi – è, infatti, un nuovo adattamento del suo capolavoro, Orgoglio e pregiudizio (Garzanti, traduzione di Isa Maranesi), sceneggiato in 6 puntate da Dolly Anderton e diretto da Euros Lyn (regista di Heartstopper), con Emma Corrin a interpretare Elizabeth Bennet e Jack Lowden per Mr. Darcy.

Dal 13 febbraio, parlando sempre di novità Netflix, verrà trasmessa anche la nuova serie tv Il museo dell’innocenza, dall’omonimo romanzo (Einaudi, traduzione di Barbara La Rosa Salim) dello scrittore Premio Nobel Orhan Pamuk: una produzione turca in 9 episodi ambientata fra gli anni ’70 e ’80, con Tilbe Saran, Bülent Emin Yarar, Gülçin Kültür Şahin ed Ercan Kesal.

Su Sky e Now TV, invece, dal 22 febbraio sarà a disposizione la serie tv del celebre romanzo Il signore delle mosche di William Golding, a sua volta Premio Nobel per la Letteratura. Prodotta dalla BBC e presentata come una rilettura moderna della vicenda, la trasposizione vede alla sceneggiatura Jack Thorne (His Dark Materials, Enola Holmes Adolescence) e alla regia Marc Munden (Il giardino segreto, The Sympathizer).

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Nuove stagioni da non perdere

Prima di avventurarci tra le serie tv tratte da libri che partiranno nel 2026, numerose sono anche le nuove stagioni che stanno per tornare sul piccolo schermo dopo aver già catturato l’attenzione di migliaia di fan.

A cominciare dalla terza stagione di Tell me Lies, in esclusiva su Disney+ dal 13 gennaio (tratta da Tell me Lies – Dimmi bugie di Carola Lovering, che ha portato in Italia Magazzini Salani nella traduzione di Barbara Ronca), e dalla quarta stagione di Bridgerton (adattamento della celebre serie di romanzi Regency di Julia Quinn, edita da Mondadori), i cui nuovi episodi arriveranno su Netflix tra il 29 gennaio e il 26 febbraio.

https://www.youtube.com/watch?v=gkV9-kLasvM

Sempre a febbraio, da segnalare il ritorno di altri due successi: in primis Cross, la serie tv basata sui romanzi del maestro del thriller James Patterson, che rivedremo su Amazon Prime Video per la seconda stagione dall’11 febbraio, continuando a seguire le avventure del detective e psicologo forense Alex Cross (Aldis Hodge), presente in oltre 30 libri bestseller dell’autore (pubblicati in Italia da Longanesi).

E, in seconda battuta, The Last Thing He Told Me, arrivata a sua volta alla seconda stagione, in streaming su Apple TV+ dal 20 febbraio, per chi vorrà immergersi ancora una volta nell’universo del romanzo L’ultima cosa che mi ha detto (Piemme, traduzione di Giada Fattoretto) di Laura Dave.

La locandina della serie tv Cross

Ma le nuove stagioni di serie tv tratte da libri che vedremo nel 2026 non finiscono qui, ed ecco perciò una lista in ordine alfabetico (e in aggiornamento) di quelle che vi suggeriamo:

  • Cent’anni di solitudine (seconda stagione): è prevista per agosto, su Netflix, la ripresa della serie tv tratta dal celebre romanzo dell’autore Premio Nobel Gabriel García Márquez (Mondadori, traduzione di Ilide Carmignani);
  • Daredevil – Rinascita (seconda stagione): confermata di recente, benché la data sia ancora da destinarsi, la presenza di Matt Murdock e di Krysten Ritter su Disney+, per interpretare Daredevil e Jessica Jones nell’adattamento del famoso fumetto di Frank Miller (Marvel Comics);
  • Gli Anelli del Potere (terza stagione): release programmata per la seconda metà dell’anno anche per la serie fantasy basata sui capolavori di J.R.R. Tolkien (Adelphi e Bompiani), trasmessa ancora una volta su Amazon Prime Video;
  • House of the Dragon (terza stagione): lo spin-off de Il Trono di Spade, serie tv e saga fantasy di George R. R. Martin (Mondadori), tornerà invece su Sky e NOW durante l’estate;
  • Il problema dei tre corpi (seconda stagione): buone notizie poi per la serie tv targata Netflix che prende spunto dal noto romanzo (Mondadori, traduzione di Benedetta Tavani) dello scrittore cinese Cixin Liu, di cui sapremo più avanti la data di uscita;
  • Il vostro amichevole Spider-Man di quartiere (seconda stagione): chi ha un debole per Peter Parker, nell’autunno 2026, potrà rituffarsi nella serie animata di Disney+ che segue Spider-Man nel suo percorso per diventare l’eroe che conosciamo grazie ai fumetti di Stan Lee e Steve Ditko;
  • Invincible (quarta stagione): su Amazon Prime Video, intanto, arriveranno a marzo i nuovi episodi della serie tv di animazione incentrata sull’omonimo fumetto di Robert Kirkman (SaldaPress), con protagonista Mark Grayson (detto Omni-Man);
  • Maxton Hall (terza stagione): e sempre su Amazon Prime Video, forse nella seconda metà dell’anno, si attende il seguito della romcom New Adult tratta dalla trilogia di Mona Kasten (Sperling & Kupfer, traduzione di Alessandra Petrelli);
  • One Piece (seconda stagione): anche la serie live-action dell’omonimo manga dei record di Eiichirō Oda (Star Comics) tornerà a breve sul piccolo schermo, e più precisamente il 10 marzo su Netflix;
  • Outlander (ottava stagione): nel mese di marzo, su Sky e NOW, giungerà alla sua stagione conclusiva pure la fortunata serie tv di Outlander, che prende spunto dall’omonima saga di romanzi fantasy a sfondo storico firmata Diana Gabaldon (Corbaccio e Mondadori);
  • The Boys (quinta stagione): l’8 aprile, su Amazon Prime Video, riprende con 8 nuovi episodi la serie tv creata a partire dall’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson (Panini Comics);
  • The Night Manager (seconda stagione): spazio anche, di nuovo su Amazon Prime Video, agli 8 episodi della nuova stagione di The Night Manager, disponibili da giorno 4 marzo e tratti dalla spy story Il direttore di notte (Mondadori, traduzione di Ettore Capriolo) di John le Carré;
  • The Witcher (quinta stagione): su Netflix, probabilmente verso l’autunno, potremo guardare inoltre l’ultima stagione di The Witcher, la prolifica saga fantasy ideata da Andrzej Sapkowski (Editrice Nord), che nel tempo ha dato vita a riletture e adattamenti di ogni sorta;
  • Uno splendido errore (terza stagione): sempre su Netflix, entro il 2026, dovrebbe proseguire anche la trasposizione della saga di romanzi YA (Newton Compton, traduzione di Ilaria Maria Ghisletti) della scrittrice Ali Novak (in inglese, My life with the Walter Boys);
  • The Artful Dodger (seconda stagione): dal 10 febbraio, su Disney+, prosegue invece la serie tv tratta da Oliver Twist (Feltrinelli, traduzione di Bruno Amato) di Charles Dickens, lo spin-off con Maia Mitchell e Thomas Brodie-Sangster ambientato molti anni dopo la fine delle vicende del romanzo;
  • Viola come il mare (terza stagione): dopo l’accoglienza positiva delle stagioni precedenti e il coinvolgimento dei fan per i protagonisti, Francesca Chillemi e Can Yaman, tornerà su Canale 5 la fiction liberamente ispirata a Conosci l’estate? (Sellerio) di Simona Tanzini;
  • L’ultima cosa che mi ha detto (seconda stagione): dal 20 febbraio, su Apple TV, ci prepariamo a rivedere la serie thriller basata sui libri di Laura Dave: stavolta il punto di partenza sarà il secondo libro della saga, The First Time I Saw Him, ancora inedito in Italia;
  • Virgin River (settima stagione): annunciata nella prima parte dell’anno la ripresa su Netflix della vicenda basata sull’omonima serie di romanzi rosa della scrittrice Robyn Carr (HarperCollins Italia), di cui sapremo a breve ulteriori dettagli;
  • X-Men ’97 (seconda stagione): l’estate 2026, per Disney+, si prospetta infine all’insegna della serie animata revival che tornerà a ispirarsi agli Insuperabili X-Men andati in onda nel 1992.

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Serie tv 2026 basate su libri gialli e crime

Ma veniamo ora alle serie tv che debutteranno nel 2026, concentrandoci innanzitutto su quelle tratte da romanzi gialli e affini: mystery, noir e polizieschi, fino ad arrivare ai thriller investigativi.

Ad attirare comprensibilmente una certa curiosità, specie nelle ultime settimane, sono state due produzioni legate ai grandi nomi del giallo classico: il 15 gennaio su Netflix, e il 4 marzo su Amazon Prime Video, assisteremo infatti al lancio, rispettivamente, de I Sette Quadranti di Agatha Christie, tratta dall’omonimo romanzo della grande scrittrice inglese (Mondadori, traduzione di Ombretta Giumelli), e di Young Sherlock, che dal canto suo racconterà le origini dell’indimenticabile detective di Sir Arthur Conan Doyle, interpretato da Hero Fiennes Tiffin e diretto da Guy Ritchie.

https://www.youtube.com/watch?v=aqCw9RrcWXk

Non meno interesse ha suscitato l’annuncio dell’arrivo, nel corso dell’anno, di I Will Find You – Ovunque tu sia, la miniserie di Netflix basata sull’omonimo romanzo del già nominato Harlan Coben (Longanesi, traduzione di Luca Bernardi), con Britt Lower, Milo Ventimiglia, Logan Browning ed Erin Richards, e della serie tv Scarpetta (su Amazon Prime Video, dall’11 marzo), tratta dalla famosa saga della scrittrice e giornalista Patricia Cornwell con protagonista la patologa forense Key Scarpetta, interpretata da Nicole Kidman e affiancata da Jamie Lee Curtis.

Copertina del libro Ovunque tu sia di Harlan Coben

Il 6 marzo, su Sky e NOW, arriva poi Avvocato Ligas, un legal drama che seguirà di solo pochi giorni l’uscita in libreria del romanzo Un caso complicato per l’avvocato Ligas – Perdenti (Corbaccio) del compianto giornalista e autore Gianluca Ferraris, con Luca Argentero nel ruolo di Ligas, un penalista brillante, controverso e imprevedibile.

https://www.youtube.com/watch?v=2UARZbws_kA

Mentre su Netflix, già dall’8 gennaio, chi ha amato La sua verità (Nord, traduzione di Grazia Brundu) di Alice Feeney potrà godersi la trasposizione in 6 episodi di questo thriller psicologico sotto il titolo di His and Hers, sviluppata da William Oldroyd (qui anche regista e co-showrunner) insieme a Dee Johnson.

La locandina di His and Hers

Sulla Rai, a inizio anno, potremo intanto vedere i 6 episodi di Guerrieri – La regola dell’equilibrio, la nuova fiction di Rai 1 con Alessandro Gassmann, che interpreterà l’avvocato Guido Guerrieri, nato dalla penna dello scrittore e magistrato Gianrico Carofiglio. La vicenda ruota intorno a diversi casi da risolvere, tratti dai romanzi Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie, editi da Sellerio, e La regola dell’equilibrio, portato in libreria da Einaudi.

Su Mediaset, invece, sarà presto nel palinsesto di Canale 5 la serie tv Erica, con Vanessa Incontrada e Francesco Scianna, adattamento italiano di una serie franco-belga improntata sui popolari romanzi della scrittrice svedese Camilla Läckberg, anche se in questo caso la protagonista sarà sì una scrittrice di gialli come Erica Falck, ma che vive a Piombino.

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Serie tv 2026 tratte da libri di impronta storica, familiare e sociale

Non mancheranno, in parallelo, le serie tv ispirate a romanzi storici, saghe familiari e storie dal forte impatto sociale, come per esempio East of Eden, un’altra delle tante miniserie che amplieranno a inizio 2026 il catalogo di Netflix, con Florence Pugh e Christopher Abbott, e che come già suggerisce il titolo è legata a uno dei romanzi più noti di John Steinbeck, ovvero La valle dell’Eden (Bompiani, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini).

Copertina del libro La valle dell'Eden di John Steinbeck, da cui sarà tratta una serie tv nel 2026

Su Apple TV+, il prossimo 15 aprile, farà poi il suo esordio Margo ha problemi di soldi, con Elle Fanning e Michelle Pfeiffer nel ruolo di protagoniste e produttrici esecutive, e un cast che include nomi del calibro di Nick Offerman, Thaddea Graham e Nicole Kidman, la quale ricoprirà a sua volta il ruolo di produttrice esecutiva.

Tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Rufi Thorpe (Bollati Boringhieri, traduzione di Ada Arduini), l’adattamento parla della lotta di una giovane madre per affermarsi in un mondo che è contro di lei: i primi 3 episodi andranno online tutti insieme, mentre per i successivi bisognerà attendere ogni mercoledì fino al 20 maggio.

Una foto tratta dalla serie tv di prossima uscita Margo ha problemi di soldi
Un scatto della serie tv di prossima uscita Margo ha problemi di soldi (© comingsoon.it)

A vedere la luce sarà anche la serie tv de La casa degli spiriti, prevista su Amazon Prime Video nel corso dell’anno, e che porterà in scena le passioni, le lotte e i segreti della famiglia Trueba, protagonista dell’omonimo romanzo (nonché forse il più conosciuto, fra i tanti dati alle stampe nella sua lunga carriera, e portati in Italia tutti da Feltrinelli) della stimata scrittrice sudamericana Isabel Allende.

Ma non solo: dopo la buona accoglienza di Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883, ritroveremo in autunno – su Sky e NOW – Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) in Nord Sud Ovest Est – La storia degli 883: non proprio una seconda stagione, quanto un nuovo capitolo a sé stante della loro ascesa musicale (e sociale), di cui peraltro proprio Max Pezzali ha tirato le somme, lo scorso autunno, nell’autobiografia I cowboy non mollano mai (Magazzini Salani).

Copertina del libro I cowboy non mollano mai di Max Pezzali, che racconta la storia degli 883 al centro anche della serie tv Hanno ucciso l'uomo ragno

Sempre su Sky e NOW, in primavera, avremo modo di conoscere più da vicino anche il percorso (pubblico e privato) dell’iconica famiglia Gucci, già raccontata in diversi progetti multimediali, e che ora approderà sul piccolo schermo anche attraverso Gucci – Fine dei giochi, la serie tv diretta da Gabriele Muccino e basata sul memoir Fine dei giochi. Luci e ombre sulla mia famiglia (Piemme) di Allegra Gucci, in produzione con Gaumont e la famiglia stessa, che racconterà le origini e le faide di Guccio e dei suoi successori.

E a proposito di saghe familiari: da non perdere in prima serata su Rai 1 – a partire dal 4 gennaio la fiction Prima di noi, diretta da Valia Santella e interpretata da Andrea Arcangeli, Linda Caridi, Romana Maggiora Vergano e Maurizio Lastrico, che ripercorrerà un secolo di storia italiana attraverso i legami di un’intera famiglia, prendendo le mosse dall’omonimo romanzo (Sellerio) dello scrittore lombardo Giorgio Fontana (vincitore del Premio Campiello 2014 con Morte di un uomo felice, Sellerio).

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Adattamenti di romance e YA

Copertina del libro Un'estate dopo l'altra di Carley Fortune, a cui si ispira una serie tv del 2026 di prossima uscita

Tra le serie tv del 2026 tratte dai libri di cui abbiamo già notizia, figurano anche quelle ispirate ai cosiddetti romance, l’evoluzione del genere rosa riferita soprattutto ai romanzi Young Adult e New Adult che in questi anni sono sempre più diffusi fra le nuove generazioni (grazie anche all’impatto di TikTok e dei social network in generale).

In particolare, segnaliamo l’adattamento di Un’estate dopo l’altra (in inglese, Every Summer After) e della trilogia di Cose che non abbiamo mai superato (in inglese, Things we never got over), delle autrici bestseller del New York Times Carley Fortune (il primo) e Lucy Score (il secondo), entrambi editi in Italia da Newton Compton e disponibili entro l’anno su Amazon Prime Video.

Copertina del libro Cose che non abbiamo mai superato di Lucy Score, su cui si basa una serie tv del 2026 di prossima uscita

Il 5 marzo, su Netflix, debutta invece la miniserie in otto episodi Vladimir, che prende le mosse dall’omonimo romanzo della scrittrice Julia May Jonas, ancora inedito in Italia: un drama passionale ambientato in un campus universitario, in cui una docente in crisi (Rachel Weisz) si ritrova invischiata in un desiderio sempre più conturbante per un nuovo collega di nome appunto Vladimir (Leo Woodall).

Menzione a parte merita poi il sottogenere degli sport romance (al quale abbiamo dedicato un percorso di lettura in questo articolo), in cui alla trama a sfondo sentimentale si aggiunge un intreccio basato sull’attività sportiva, tra allenamenti, competizioni e desideri di realizzazione personale.

È in questa cornice che si inseriscono innanzitutto due trasposizioni previste per i primi mesi del 2026: quella di Finding her Edge – Passione sul ghiaccio (Rizzoli) di Jennifer Iacopelli, in arrivo in libreria il 20 gennaio e in streaming il 22 gennaio su Netflix, con Madelyn Keys, Cale Ambrozic e Olly Atkins nel ruolo dei personaggi principali.

E quella di Heated Rivalry, secondo romanzo della saga romance queer dell’autrice canadese Rachel Reid, intitolata Games Changers e ambientata nel mondo dell’hockey professionistico, che sarà presto disponibile anche in italiano per Always Publishing (come annunciato su Instagram) e che intanto è diventata una serie tv di successo creata e diretta da Jacob Tierney, disponibile sulla nuova piattaforma di HBO Max dal 13 febbraio.

Si aspettano invece più informazioni sulla release di Carrie Soto Is Back, serie tv di Netflix basata sul romanzo (Mondadori, traduzione di Giovanna Scocchera) di Taylor Jenkins Reid e coprodotta da Serena Williams, che segue le vicende di una leggendaria ex tennista pronta a tornare in campo a 37 anni, per difendere il suo record di Slam battuti.

Come pure su quella di Off-Campus, la serie firmata da Elle Kennedy e pubblicata in Italia da Newton Compton (il primo volume si intitola Il contratto. The Deal), in streaming su Amazon Prime Video nella seconda metà dell’anno, con Ella Bright e Belmont Cameli, che racconta la storia d’amore tra la studentessa di musica Hannah Wells e il capitano della squadra di hockey della Briar University, Garrett Graham.

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Trasposizioni di fantasy e romantasy

Sul fronte fantasy e romantasy (filone più recente che, lo ricordiamo, mescola elementi del fantasy tradizionale ad altri del già citato romance), a catalizzare l’attenzione negli ultimi mesi è stata la produzione del nuovo spin-off de Il Trono di Spade, serie tv e saga fantasy di George R. R. Martin (Mondadori).

Stando alle dichiarazioni ufficiali, sarà intitolata Il Cavaliere dei Sette Regni e arriverà sulla nuova piattaforma di HBO Max nei prossimi mesi, per parlarci del cavaliere errante Ser Duncan l’Alto (Peter Claffey) e del suo giovane scudiero Egg (Dexter Sol Ansell), collocandosi un secolo prima rispetto agli eventi di Game of Thrones e un secolo dopo quelli di House of the Dragon.

https://www.youtube.com/watch?v=OygaPtMlmVk

Non meno chiacchierato è l’approdo su Amazon Prime Video della miniserie in sei episodi basata su I ragazzi di Anansi di Neil Gaiman (Mondadori, traduzione di Katia Bagnoli), attesa già da qualche anno e che dovremmo vedere entro il 2026, con un cast composto da Delroy Lindo, Malachi Kirby, Grace Saif, Whoopi Goldberg, Fiona Shaw e Jason Watkins.

Si sta già parlando molto anche di Fourth Wing, la serie romantasy legata alla collana The Empyrean di Rebecca Yarros (Sperling & Kupfer, traduzione di Marta Lanfranco), e di cui Fourth Wing è il primo volume: la regia è stata affidata a Moira Walley-Beckett e potremo vederla presto su Amazon Prime Video.

Sempre su Amazon Prime Video debutterà inoltre nei prossimi mesi The Inheritance Games, ispirata alla dilogia romantasy bestseller di Jennifer Lynn Barnes (Sperling & Kupfer, traduzione di Cristina Brambilla), mentre su Netflix è da non perdere Quicksilver, che si rifà alla serie dark fantasy di Callie Hart (Rizzoli, traduzione di Cristina Proto), molto acclamata su #BookTok e il cui lancio è previsto per la fine del 2026.

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Serie tv 2026 ispirate a libri di fantascienza

Copertina del libro I Testamenti di Margaret Atwood

Proseguiamo il nostro excursus passando alle serie tv del 2026 di genere sci-fi, fra le quali spicca senza dubbio – a oltre otto anni dal lancio di The Handmaid’s Tale, la serie cult ispirata al longseller Il racconto dell’ancella (Ponte alle Grazie, traduzione di Camillo Pennati), della scrittrice, critica e ambientalista canadese Margaret Atwood – il sequel The Testaments, che si rifà al secondo volume della storia, per l’appunto I testamenti (Ponte alle Grazie, traduzione di Guido Calza).

Ambientato 15 anni dopo gli eventi della serie originale e prodotto come sempre da Hulu (con Elisabeth Moss in qualità di produttrice esecutiva), sarà disponibile su Disney+ nel mese di aprile, e vedrà il ritorno di Ann Dowd nel cast, al fianco di nuovi personaggi interpretati da Chase Infiniti, Lucy Halliday, Rowan Blanchard, Mattea Conforti, Mabel Li, Amy Seimetz e Brad Alexander.

Intanto, stanno già circolando le prime indiscrezioni su Neuromancer, la produzione targata Apple TV che partirà con una stagione da 10 episodi verso fine anno, proiettandoci nell’universo del romanzo fondativo del genere cyberpunk, Neuromante (Mondadori, traduzione di Tommaso Pincio) dello scrittore William Gibson, che riprenderà vita grazie alla regia di J. D. Dillard e a un cast formato, tra gli altri, da Mark Strong, Callum Turner e Briana Middleton.

E, dopo mesi di incertezze e ritardi dovuti agli scioperi di Hollywood, il 2026 dovrebbe essere anche l’anno di Blade Runner 2099, la sospirata miniserie con Michelle Yeoh (e David Zucker alla produzione esecutiva), che parte dall’opera maestra di Philip K. Dick (il rivoluzionario scrittore di fantascienza a cui abbiamo dedicato uno speciale qui), Gli androidi sognano pecore elettriche? (Mondadori, traduzione di Marinella Magrì), collegandosi a Blade Runner e a Blade Runner 2049.

https://www.youtube.com/watch?v=t2DHfQoUBqU

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Serie tv 2026 tratte da fumetti e graphic novel

Arriviamo adesso alle serie tv 2026 che, per loro natura, tendono ad andare al di là delle trasposizioni letterali, reinterpretando in un’ottica spesso contemporanea la sensibilità dei volumi a cui si rifanno: ci riferiamo a quelle tratte da fumetti e graphic novel, che ci daranno l’occasione non solo di guardare, ma anche di (ri)leggere, da una nuova prospettiva, storie che pensavamo di conoscere già.

Da annotare in calendario è in primo luogo Spider-Noir (o Spider-Man Noir, finora c’è qualche oscillazione rispetto al titolo), la serie tv live-action con cui Amazon Prime Video cavalca l’onda del successo di Spider-Man – Un nuovo universo, riproponendoci l’attore Premio Oscar Nicolas Cage nei panni del supereroe Marvel creato da Stan Lee e Steve Ditko.

Un adattamento caratterizzato da una fotografia in bianco e nero, a metà tra il thriller investigativo e il dramma esistenziale, e di cui usciranno più dettagli nei prossimi mesi.

https://www.youtube.com/watch?v=F0x7MDhbaV4

Se però volete ingannare l’attesa, dal 22 gennaio troverete su Disney+ la nuova serie FX di Ryan Murphy e Matthew Hodgson, di cui usciranno subito i primi 3 episodi, mentre i successivi 10 arriveranno ogni giovedì.

Si chiama The Beauty, vanta nel suo cast Evan Peters, Rebecca Hall, Ashton Kutcher, Anthony Ramos e Jeremy Pope, ed è tratta dalla serie a fumetti The Beauty – Malati di bellezza (Panini Comics) di Jeremy Haun e Jason Hurley, una storia thriller, attuale e disturbante sul culto dell’apparenza.

Sempre a proposito di Disney+, sarebbe impossibile non parlare poi dei progetti a tema MCU, a cominciare da Wonder Man, la serie tv in 8 episodi in arrivo il 28 gennaio e dedicata a un attore dei nostri giorni di nome Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen), che fatica a ottenere dei ruoli e sogna di interpretare il suo eroe d’infanzia, il famoso Wonder Man del fumetto Marvel Comics.

Tra l’autunno e l’inverno 2026, invece, sarà la volta di VisionQuest, la miniserie in 8 episodi che chiuderà la trilogia di WandaVision e Agatha All Along. Qui il protagonista sarà proprio Visione (Paul Bettany) – il personaggio creato da Roy Thomas e John Buscema, e che esordì sul n. 57 della testata The Avengers (Marvel Comics, ottobre 1968) –, ora alle prese con la riscoperta di sé stesso e dei ricordi che ha perso.

https://www.youtube.com/watch?v=uKEjWr5sDoY

A fare da contraltare al Marvel Cinematic Universe ci sarà intanto Lanterns, la nuova serie tv dei DC Studios, con protagonisti John Stewart e Hal Jordan (impersonati da Aaron Pierre e Kyle Chandler), e scritta da Chris Mundy, Damon Lindelof (autore di Watchmen e Lost) e il cartoonist Tom King (Batman e Detective Comics).

Una produzione in 8 episodi che dovrebbe andare in onda sulla nuova piattaforma di HBO Max durante l’estate 2026 e che, da sinossi ufficiale, “Sarà un mystery alla True Detective, nel quale le due Lanterne dovranno indagare su un terrificante mistero terrestre che avrà ripercussioni su tutto il DC Universe” (il franchise di fumetti creato da James Gunn e Peter Safran).

E concludiamo ora il nostro speciale sulle serie tv 2026 con una “bonus track“, che forse si allontana leggermente dal concetto di adattamenti dai libri, ma che coinvolge pur sempre uno dei fumettisti contemporanei di maggior successo in Italia, ovvero Michele Rech, meglio noto come Zerocalcare.

Apprezzato per i suoi graphic novel (come La profezia dell’armadillo, Un polpo alla gola e Kobane calling, tutti editi da Bao Publishing) per le vignette che pubblica su mezzi molto diversi tra di loro, nonché per gli audiolibri, i corti animati, i murales e i film, l’artista romano classe 1983 tornerà infatti a cimentarsi presto con il mondo delle serie tv con Due Spicci, che porterà avanti la saga Netflix di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, con Valerio Mastandrea a ridare voce al suo immancabile Armadillo.

Per la data di uscita, come per le tante altre novità non ancora annunciate che potrebbero arrivare sul piccolo schermo nel corso del 2026, la raccomandazione non può che essere una: stay tuned

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Fonte: www.illibraio.it


I 100 migliori libri del 2025 per il New York Times


L’anno si sta per concludere e anche per l’editoria mondiale è tempo di bilanci: quali sono i libri più importanti del 2025? Quali le migliori nuove uscite degli ultimi 12 mesi?

La risposta più attesa arriva direttamente dalla principale testata giornalistica al mondo, il New York Times, che pubblica la consueta lista dei “migliori libri del 2025, selezionati dalla redazione di The New York Times Book Review, e che fa seguito alla lista dei “migliori libri dell’anno” per l’altrettanto autorevole rivista New Yorker (qui, invece, la nostra selezione di opere del 2025 “caldamente” consigliate).

All’interno della selezione spazio per autori e autrici di successo, vincitori e finalisti di prestigiosi premi come il Booker Prize e il Nobel, ma anche per esordi e romanzi che saranno presto pubblicati in Italia. Qui di seguito raccontiamo alcune di queste scelte.

I migliori libri del 2025 secondo il NY Times

Tra i migliori libri del 2025 per non può certo mancare l’ultimo vincitore del Booker Prize, David Szalay con il suo Nella carne (traduzione di Anna Rusconi): il romanzo, edito in Italia da Adelphi, racconta la vita di István, e con essa le trasformazioni dell’Europa negli ultimi quarant’anni (qui la nostra recensione).

David Szalay, autore di "Nella carne", nella foto di Jonas Matyassy
David Szalay, autore di Nella carne, nella foto di Jonas Matyassy

E, sempre pubblicato da Adelphi (ma nel corso del 2026), The New York Times Book Review ha inserito The Loneliness of Sonia and Sunny di Kiran Desai. L’autrice indiana torna in libreria a vent’anni da Eredi della cconfitta (a sua volta vincitrice del Booker Prize).

Nella selezione dei 100 migliori libri del 2025 secondo la redazione di New York Times Book Review trova inoltre spazio Non dico addio, l’ottavo romanzo della scrittrice coreana premio Nobel Han Kang, che narra la storia di una donna perseguitata da un incubo costante…

Nell’ampia selezione dei migliori 100 libri del 2025 emerge anche un’opera italiana: Le perfezioni di Vincenzo Latronico, romanzo pubblicato da Bompiani e che è arrivato in finale al prestigioso International Booker Prize.

migliori libri secondo il new york times

Proseguiamo poi con due nomi molto noti al pubblico italiano: Ian McEwan, qui un viaggio tra alcune delle sue opere, che nel 2025 è tornato in libreria con Quello che possiamo sapere (Einaudi, traduzione di Susanna Basso), e Arundhati Roy, in libreria con il suo memoir Il mio rifugio e la mia tempesta (Guanda, traduzione di Tiziana Lo Porto). E ancora, è presente John Banville (pubblicato in Italia sempre da Guanda) con Venetian Vespers, un romanzo ambientato nella Venezia di inizio ‘900.

Parlando di romanzi già pubblicati, il New York Times ha selezionato anche Il cuore della foresta di Amity Gaige (NN, traduzione di Valentina Daniele), una storia che si dipana attorno a tre donne le cui vite sono legate da un filo invisibile… e Katabasis di R. F. Kuang (Mondadori, traduzione di Giovanna Scocchera), una satira sui meccanismi del mondo accademico (come raccontato nel nostro articolo).

Proseguiamo poi con Seppellisci le mio ossa nel suolo di mezzanotte di V. E. Schwab (Mondadori, traduzione di Chiara Brovelli): tre storie, ambientate tra il 1500 e il 2019 si intrecciano tra rabbia, vendetta e amore.

alcuni dei migliori libri del 2025 per il new york times

Sempre pubblicato da Mondadori, The New York Times Book Review ha inserito nella lista dei migliori libri L’alba sulla mietitura (traduzione di Simona Brogli), l’ultimo romanzo di Suzanne Collins della celebre saga Hunger Games. Al centro del prequel c’è Haymitch Abernathy, il mentore di Katniss.

Per chi ha amato lo stile di Shirley Jackson ,ecco La persecuzione delle sorelle Mansfied (Mondadori, traduzione di Francesca Mastruzzo), il romanzo d’esordio di Xenove Purvis ambientato nel villaggio di Little Nettlebed, dove strani eventi spaventano la popolazione…

Spostiamoci ora nell’Inghilterra vittoriana, scenario del thriller Victorian Psycho di Virginia Feito (traduzione di Clara Nubile). Il libro, pubblicato recentemente da Mercurio, viene presentato come l’unione tra “l’atmosfera gotica delle sorelle Brontë e la violenza psicologica di Patrick Bateman”.

Spazio anche a Joe Hill, pseudonimo che nasconde Joseph King, figlio del noto Stephen King. Piemme ha recentemente proposto il suo ultimo romanzo, Il patto del re (traduzione di Luca Briasco): per uscire da una brutta situazione il giovane Arthur e suoi amici decidono di provare a evocare una creatura dell’occulto che esegua tutti i loro ordini… Ma cosa fare quando l’incantesimo riesce e un mostro assetato di sangue si aggira per il Maine?

Tra i libri selezionati dal NYT (e presente anche nella lista dei “migliori” per il Washington Post) che arriveranno nelle nostre librerie, troviamo PlayWorld di Adam Ross: bisognerà però attendere l’inizio del 2027: il romanzo inaugurerà infatti un nuovo marchio di fiction legato a NR edizioni (che invece continuerà a pubblicare solo non fiction). Ricordiamo che l’opera precedente di Ross, Mr. Peanut, era stata pubblicata in Italia da Einaudi nel 2012.

Molte le autrici presenti nell’articolo. Tra queste Gaëlle Bélem: francese, classe 1984, con il suo Il frutto più raro – La scoperta della vaniglia (e/o, traduzione di Alberto Bracci Testasecca) racconta le avventure di Edmond Albius, uno schiavo creolo appassionato di botanica le cui scoperte sull’impollinazione dei fiori hanno portato alla diffusione della vaniglia.

Spazio poi alla statunitense Lily King con il suo Cuore l’innamorato (Fazi, traduzione di Manuela Francescon) e alla scrittrice brasiliana Giovana Madalosso, suo lo struggente racconto La suite (pubblicato da e/o con la traduzione di Sara Cavarero).

migliori libri 2025 per il New York Times

Non mancano poi nomi noti i cui romanzi sono in corso di pubblicazione anche nel nostro Paese. Parliamo di S. A. Cosby: ancora inedito King of Ashes ma presenti sul mercato italiano i primi thriller dello scrittore statunitense (pubblicati da Rizzoli).

Nel corso del 2026 arriverà sugli scaffali anche A guardian and a thief di Megha Majumdar. Il libro, edito da Marsilio, è stato scelto dal book club di Oprah Winfrey. Per Neri Pozza verrà pubblicato il romanzo statunitense Buckeye, firmato da Patrick Ryan mentre per Bollati Boringheri uscirà giugno Maggie; or, a man and a woman walk into a bar di Katie Yee.

Tra i migliori libri del 2025 per il New York Times (ma anche per il New Yorker) la storia del regista Georg Wilhelm Pabst, tra compromessi e illusioni, raccontata da Daniel Kehlmann in Il regista (Feltrinelli, traduzione di Monica Pesetti).

Proseguiamo poi con una spy story che si muove tra gli anni ’40 e gli anni ’80 del secolo scorso: Il sentimento del ferro di Giaime Alonge (pubblicato in Italia da Fandango e in lingua inglese da Europa Editions).

Consigliato dal New York Times a chi ha apprezzato la lettura di Fleur Jaeggy, Noi e la morte di Stella. Originariamente pubblicato nel 1958 in Austria, il racconto di Marlen Haushofer è stato ripescato da L’orma nel 2024 (traduzione di Eusebio Trabucchi).

Alcuni dei saggi e dei memoir nella lista dei migliori 100 libri del NYT

Spostiamoci ora a parlare memoir e saggistica. Nell’ambito della nonfiction, sono diversificate le scelte della redazione di The Book Review. Tra i titoli più interessanti segnalati c’è ad esempio A marriage at sea di Sophi Elmhirst, che sarà pubblicato da NN nel corso del prossimo anno.

Presente anche l’atteso memoir di Margaret Atwood, Le nostre vite – Una specie di autobiografia (Ponte alle Grazie, traduzione di Alba Bariffi, Guido Calza, Margherita Crepax e Serena Daniele), in cui l’autrice del Racconto dell’ancella svela curiosità e dettagli inediti sulla sua storia e del suo percorso letterario.

Margaret Atwood Le nostre vite Ponte alle Grazie

Parliamo poi di Yiyun Li, autrice cinese ultimamente pubblicata da NN, tra i libri migliori del 2025 secondo il New York Times con il memoir Things in Nature Merely Grow (che sarà pubblicato nell’autunno 2026 sempre da NN).

Di recente uscita in Italia, Careless People di Sarah Wynn-Williams (Silvio Berlusconi Editore, traduzione di Roberto Serrai e Annalisa Di Liddo), è firmato dall’ex consulente dei massimi dirigenti di Facebook, e racconta gli oscuri retroscena di una delle più grandi aziende digitali al mondo.

Noto in Italia per Rosso cobalto – Come il sangue del Congo alimenta le nostre vite (People, Francesco Foti), Siddharth Kara, già finalista al Booker Prize, è presente con The Zorg, la storia di un’imbarcazione che portò alla morte centinaia di schiavi sul finire del ‘700; mentre Sue Prideaux, autrice di Io sono dinamite per DeAgostini (traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana), viene citata con Wild Thing – A life of Paul Gauguin.

Nella lista dei migliori 100 libri del 2025 per il NYT, anche il libro vincitore del National Book Award 2025 per la saggistica: Un giorno tutti diranno di essere stati contro (Gramma Feltrinelli, traduzione di Gioia Guerzoni) di Omar El Akkad.

due dei migliori libri del 2025 secondo il new york times

Non manca poi il true crime con Gli omicidi di Rillington Place – Un clamoroso errore giudiziario, un serial killer che ha fatto epoca (Utet, traduzione di Claudia Durastanti) in cui Kate Summerscale ricostruisce l’indagine e gli errori giudiziari avvenuti nel 1953.

Concludiamo con Ti ritrovo nel silenzio di Geraldine Brooks: l’autrice premio Pulitzer racconta il suo percorso di accettazione dopo la morte del marito, il giornalista a sua volta premio Pulitzer Tony Horwitz. Il memoir, come le altre opere di Brooks, è stato pubblicato da Neri Pozza (traduzione di Marinella Magri)

Nel frattempo, è uscita anche la selezione più ridotta, con i 10 libri dell’anno per il New York Times. La trovate qui

 

Fonte: www.illibraio.it


Ecco i migliori libri del 2025 per il New Yorker


Quali sono i “migliori” libri dell’anno? A rispondere, come in ogni fine autunno, sono le principali testate mondiali (qui, a proposito, le scelte del New York Times). A questo proposito, nel corso dell’anno, la prestigiosa rivista americana New Yorker ha accompagnato lettrici e lettori con un articolo (in divenire) sui “migliori libri del 2025”, aggiornato puntualmente ogni mercoledì. Una lista stilata da collaboratrici e collaboratori del settimanale, che, tra l’altro, quest’anno festeggia anche i suoi 100 anni.

Come sempre, inevitabilmente la lista presenta una ampia selezione di generi narrativi e di autrici e autori, variando la sua proposta con titoli provenienti dalle più disparate parti del mondo. Ma scopriamo nel dettaglio quali sono state le scelte di quest’anno, alcune delle quali risuoneranno sicuramente a lettrici e lettori italiani.

Tra i libri citati nella lista dei migliori libri del 2025 secondo il New Yorker troviamo, infatti, diversi titoli familiari, nuove opere di autori non ancora arrivati in Italia, ma anche nomi già molto conosciuti nel nostro Paese.

Indice 

I “migliori” libri del 2025: autori italiani

Le perfezioni di Vincenzo Latronico

Partiamo proprio dall’Italia, quest’anno presente con due titoli all’interno della selezione: parliamo di Le perfezioni di Vincenzo Latronico e Il vecchio al mare di Domenico Starnone.

Finalista all’International Booker Prize, il romanzo di Latronico, edito da Bompiani, racconta la storia di Anna e Tom, giovani creativi digitali che, trasferitisi a Berlino, vivono una vita all’apparenza perfetta. Ma al margine comincia a crescere un’insoddisfazione sorda, dovuta alla mancanza di battaglie da combattere e cause da sposare. Il romanzo ha fatto parlare anche grazie alla traduzione inglese di Sophie Hughes, che ha raccontato di come la scrittura e, specialmente, l’esattezza delle descrizioni, richiedesse scelte particolarmente attente e ponderate. L’autore, anch’egli traduttore, ha collaborato nella stesura della versione inglese. Per il New Yorker, il libro “cattura una cultura di gusto squisito, sensibilità delicata e malcontento lancinante“.

A seguire, un altro autore italiano molto apprezzato all’estero: Domenico Starnone, che viene pubblicato negli Stati Uniti da Europa Editions (di proprietà di e/o).

Il vecchio al mare di Domenico Starnone

L’autore – presente l’anno scorso nella longlist dell’International Booker Prize – compare nella lista dei libri consigliati dal New Yorker con Il vecchio al mare, un libro dedicato alla vecchiaia e alla passione per la scrittura: “Buffo e impassibile, il romanzo di Starnone offre un resoconto delle fatiche e delle consolazioni di una ricerca artistica che dura tutta la vita”.

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Libri selezionati tra i “migliori” e già pubblicati in Italia

Fosse, Vuong, Szalay New Yorker

Tra gli autori selezionati, molti altri sono familiari a lettrici e lettori italiani.

Non potevano mancare nella lista, infatti, scrittori come il Premio Nobel Jon Fosse, con il romanzo Vaim (pubblicato da La nave di Teseo, con la traduzione di Margherita Podestà Heir); L’imperatore della gioia di Ocean Vuong (edito da Guanda, con la traduzione di Norman Gobetti); e ancora David Szalay con Nella Carne, da poco insignito del Booker Prize 2025 (Adelphi, traduzione Anna Rusconi).

Mottley, Roy, King New Yorker

Sono naturalmente tante anche le autrici già edite in Italia nell’articolo del New Yorker.

Tra i titoli pubblicati in Italia ritroviamo, a questo proposito, Ragazze che diventano grandi (Bollati Boringhieri, traduzione di Sara Reggiani) di Leila Mottley, che con il suo romanzo d’esordio era arrivata tra i finalisti del Booker Prize; Arundhati Roy – vincitrice del Booker Prize con  Il dio delle piccole cose – con il memoir Il mio rifugio e la mia tempesta (Guanda, traduzione di Chiara Gabutti) e Lili King, con Cuore l’innamorato (Fazi, traduzione di Manuela Francescon). 

Altro nome molto noto selezionato tra i libri “migliori” del 2025 dal New Yorker è quello di Georgi Gospodinov, pubblicato in Italia da Voland, in lista con Il giardiniere e la morte (traduzione di Giuseppe Dell’Agata). Lo scrittore bulgaro, che ha firmato Cronorifugio, opera che gli è valsa il premio Strega europeo nel 2021, nel suo ultimo romanzo racconta di suo padre, del lutto e dell’ereditarietà della memoria, fino ad arrivare alla storia collettiva della Bulgaria, “povera e dignitosa”.

Altri titoli comparsi anche tra gli scaffali italiani sono, ad esempio, Quello che possiamo sapere di Ian McEwan (edito da Einaudi, con la traduzione di Susanna Basso); La vita facile di Aisling Rawle (e/o, traduzione di Edoardo Andreoni); La vita immaginata di Andrew Porter (edito da Feltrinelli, con la traduzione di Ada Arduini); Victorian Psycho di Virginia Feito (edito da Mercurio, traduzione di Clara Nubile); Glif di Ali Smith (Sur, traduzione di Federica Aceto); Tornare a casa, l’esordio di Tom Lamont (NN, traduzione di Antonio Matera); Anita Desai, scrittrice indiana di lingua inglese, con Rosarita (edito da Einaudi, traduzione di Anna Nadotti) e Il mio nome è Emilia del Valle, l’ultimo romanzo di Isabel Allende (Feltrinelli, traduzione di Elena Liverani).

Anche Chimamanda Ngozi Adichie, celebre scrittrice nigeriana, compare nell’articolo con il suo ultimo libro L’inventario dei sogni (Einaudi, traduzione di Giulia Boringhieri). Pubblicata in Italia da Einaudi, tra i suoi libri ricordiamo L’ibisco violaMetà di un sole giallo e Americanah e il saggio Dovremmo essere tutti femministi.

Non dico addio han kang

Anche il Premio Nobel 2024 Han Kang, naturalmente, compare nell’articolo, con il romanzo Non dico addio (Adelphi, traduzione di Lia Iovenetti), che narra la storia di una donna perseguitata da un incubo costante, che dovrà intraprendere un viaggio verso l’isola di Jeju per dare da bere al pappagallino di un’amica bloccata in un letto d’ospedale. In Italia, Han Kang è tornata sugli scaffali quest’anno con Il libro bianco, uscito in patria nel 2016.

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I “migliori” libri del 2025, tra cinema e musica

Non solo romanzi tra i “migliori” titoli del 2025 stando ai critici del New Yorker. Tra i libri presenti anche tanti memoir di musicisti e attori. Qualche esempio? Tra i testi si nota l’autobiografia dell’attore pluripremiato Anthony Hopkins, È andata bene, ragazzino, pubblicata in Italia in contemporanea mondiale da Longanesi, con la traduzione di Alberto Pezzotta. Nel libro, l’artista, protagonista di tanti film cult, tra cui Il silenzio degli innocenti e Quel che resta del giorno, si racconta tra successi e cadute, seguendo un ritmo, scrive il New Yorker, “serrato, con alcuni resoconti così bruschi da sfiorare Beckett”.

Anthony Hopkins, È andata bene ragazzino
Il memoir di Anthony Hopkins è tra i libri del 2025 consigliati dal New Yorker

Dal cinema alla musica: tra le opere scelte compare anche il memoir della leggenda del rock Patti Smith – “forse il più intimo, finora” – Il pane degli angeli (pubblicato in Italia da Bompiani). Il libro, che ripercorre l’infanzia della musicista nel secondo dopoguerra, si inserisce nel panorama degli eventi in programma per festeggiare i 50 anni dal suo debutto discografico con Horses, considerato una pietra miliare della storia del rock. Smith aveva già scritto diversi testi, tra cui L’anno della scimmiaM TrainDevotion. 

Anche diversi saggi musicali sono presenti nella lista: come ad esempio Mood Machine – The Rise of Spotify and the Costs of the Perfect Playlist di Liz Pelly, giornalista musicale che scrive per alcune testate come The Guardian e NPR. Il saggio propone una riflessione sulla piattaforma svedese Spotify, sulla cultura delle streams e su come questa sia capace di anticipare i gusti musicali dei suoi clienti, rischiando un appiattimento generale nelle proposte musicali e la difficoltà di esercitare il proprio giudizio su questo o quel musicista.

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Qualche nome familiare tra i “migliori” libri del 2025

Passiamo adesso a qualche pubblicazione ancora inedita in Italia, ma i cui autori e autrici suoneranno familiari a lettrici e lettori.

In ordine di uscita all’interno dell’articolo, ecco alcuni dei nomi proposti dal New Yorker: Pico Iyer, esponente della narrativa postcoloniale, in Italia (tra gli altri) con La vita a metà conosciuta – Viaggi in cerca del paradiso (Einaudi) e L’arte della quiete – Come viaggiare stando fermi (Rizzoli); la testata americana lo propone con Aflame – Learning from Silence, un memoir sui suoi soggiorni in un ritiro a Big Sur, in California, che l’autore ha frequentato per diverse settimane all’anno, per oltre trent’anni. Una raccolta di memorie in cui “combina i ritratti delle persone incontrate durante i suoi soggiorni con descrizioni cristalline dell’ambiente naturale e riflessioni filosofiche sugli scopi del ritiro”.

Anche l’autrice messicana Cristina Rivera Garza, pubblicata in Italia da Sur (l’ultimo titolo uscito in Italia è la raccolta di racconti Terrestre), con Death Takes Me, uscito in patria nel 2007, un “giallo chimerico e metatestuale”, che racconta di una serie di omicidi ai danni di uomini che vengono in seguito castrati; ogni scena del crimine è contrassegnata da versi poetici della scrittrice argentina Alejandra Pizarnik.

Un’altra autrice pubblicata in Italia è Laila Lalami, finalista del premio Pulitzer, in Italia con Gli altri americani (Ponte alle grazie, traduzione di Andrea Branchi). The Dream Hotel è il titolo citato dal New Yorker, un romanzo distopico in cui la protagonista viene arrestata perché un algoritmo che prevede i possibili crimini, ha segnalato un suo sogno in cui avvelenava il marito.

Il romanzo sarà pubblicato in Italia a febbraio, dalla casa editrice tre60.

Ancora, c’è Tash Aw, scrittore sino-malese pubblicato in Italia da add (Stranieri su un molo), Einaudi (Noi, i sopravvissuti) e Fazi (Miliardario a cinque stelle), in lista con The South, un romanzo di formazione ambientato negli anni ’90 in una fattoria malese, che racconta la storia d’amore di tra due ragazzi.

Tra le autrici citate nell’articolo sui “migliori” libri del 2025 anche Megha Majumdar, scrittrice indiana, in Italia con L’incendio (Sperling & Kupfer). Il New Yorker la segnala con A Guardian and a Thief che, ambientato in un futuro prossimo, in una Calcutta afflitta dalla scarsità di cibo e dal riscaldamento globale, “ha la presa di un thriller avvincente” ed è tra i finalisti del National Book Award. Il titolo sarà pubblicato in Italia da Marsilio.

Tra i nomi familiari, c’è senza dubbio Zadie Smith (autrice bestseller, in Italia pubblicata da Mondadori, di opere come Denti bianchi e L’impostore), qui con il saggio Dead and AliveMiriam Towes (autrice canadese in Italia con, tra gli altri Notte di battaglia edito da Einaudi e Donne che parlano, Marcos y Marcos), tra i migliori per il New Yorker con il memoir A truce that is not peace

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I migliori libri del 2025 tra saggi e poesie

Tra i titoli “non fiction” compaiono autori come lo storico Mark Mazower (tra gli altri Le ombre dell’Europa – Democrazie e totalitarismi nel XX secolo, edito da Garzanti) con un saggio sull’antisemitismo; la scrittrice e poetessa Honorée Fanonne Jeffers (in Italia con I canti d’amore di Wood Place, edito da Guanda) con Misbehaving at the Crossroads, dove l’autrice “esplora le tensioni emotive e storiche nella vita pubblica delle donne nere e nella sua vita privata”; e poi ancora Barbara Demick, giornalista inviata del Los Angeles Times a Pechino (in Italia con Per mano nel buio, pubblicato da Edizioni Piemme e candidato al candidato al National Book Award per la saggistica) con Daughters of the Bamboo Grove, un saggio che tratta della politica cinese del figlio unico.

Per la poesia, invece, l’americana Ada Limón (in Italia con Luminose cose morte, finalista al National Book Award, La nave di Teseo), con Startlement, una nuova raccolta.

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Autrici e autori inediti in Italia tra i “migliori” libri del 2025

Per concludere, ecco alcuni titoli di autori (ancora) del tutto inediti in Italia, scelti dal New Yorker tra i “migliori” libri del 2025.

Consapevolezza di Bruce Holsinger

Bruce Holsinger, autore e accademico statunitense, che compare con Culpability, un romanzo “dal ritmo serrato, in cui l’intrigo domestico viene trasposto nel mondo inquieto dell’intelligenza artificiale“. La vicenda scatenante è un incidente: un adolescente è al volante, ma l’auto è guidata con l’aiuto di un assistente automatico. Di chi è davvero la colpa, dunque?

Il testo sarà pubblicato in Italia dalla casa editrice e/o.

copertina di Helen of Troy, 1993

Continuiamo con una poeta, Maria Zoccola, al suo debutto con Helen of Troy, 1993, una raccolta che “rivisita l’eroina del titolo nei panni di una casalinga degli Appalachi che fa i conti con le tirannie della bellezza, della vita domestica e dei pettegolezzi di provincia durante la fine del XX secolo”.

Infine, tra gli altri, troviamo il saggio America, América di Greg Grandin, storico americano, che si sofferma la storia dell’emisfero occidentale dalla prospettiva latinoamericana.

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Fonte: www.illibraio.it