 La fine di tutte le cose
| | | Immanuel Kant | Traduzione di Elisa Tetamo Tavole di William Hogarth Postfazione. Andrea Tagliapietra, Kant e l’Apocalisse
| | Anno 2006 | | Collana «Incipit» |  | | Prezzo €7,00 | | 128 pp. |
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| il contenuto | | Come ha scritto Jacob Taubes, nelle pagine de La fine di tutte le cose – l’opera forse più ingiustamente trascurata dell’ultima fase della vita del grande maestro di Königsberg –, Kant conduce l’ambizioso progetto filosofico di «tradurre le dichiarazioni metafisiche dell’escatologia cristiana in una sorta di escatologia trascendentale». L’escatologia trascendentale ruota attorno a un duplice interrogativo: perché, in generale, gli uomini si aspettano una fine del mondo? E se questa viene anche loro concessa, perché proprio una fine che, per la maggior parte del genere umano, fa paura? Per Kant l’antica profezia apocalittica di San Giovanni prefigura, in simboli e immagini, il limite estremo della stessa attività del pensare, delineando la struttura paradossale di «un concetto con cui, al tempo stesso, l’intelletto ci abbandona e, addirittura, ha fine ogni pensiero».
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