 I fiori del vuoto
| | Introduzione alla filosofia giapponese | | Forzani Giuseppe Jiso | Indice Premessa 1. E' filosofia, o cos'altro? 2. La lingua reinventata 3. I pionieri 4. Il buddhismo di Kamakura 5. Lo Zen e Eihei Dogen 6. La formazione della cultura nazionale 7. Finalmente, la filosofia! In-conclusione Riferimenti bibliografici Elementi di pronunci del giapponese Indice dei termini giapponesi Indice dei nomi
| | Anno 2006 | | Collana «Nuova Cultura» |  | | Prezzo €14,00 | | 144 pp |
|
| il contenuto | | In un'epoca in cui il pensiero occidentale si estenua in avvitamenti e incagli, il dialogo con categorie altre, elaborate da culture remote e nel contempo ormai contigue, appare come una delle poche vie percorribili per uscire dalla strettoia di una sterile quanto perniciosa ricerca identitaria. Che qualcosa di più di una educata e tollerante conoscenza sia possibile lo insegna la vicenda della filosofia in Giappone. Di conio piuttosto recente nella sua forma ideografica (1862), la parola dalla storia plurimillenaria prende dimora in una forma mentis pervasa di modi dottrinali, andamenti riflessivi, concezioni religiose che con la grecità e le sue lunghe filiazioni non sembrano avere punti di tangenza. Eppure l'incontro avviene, grazie alla virtù tutta giapponese di assimilare e armoniazzare con l'autoctono quel che giunge d'oltremare: la scrittura, l'ideale confuciano, il buddhismo, e da ultimo, anche se aporeticamente, la filosofia, sopratutto nei suoi esiti postkantiani e posthegeliani. Virtù assimilativa a cui certo non è estranea una "vocazione terminale", tipica di una terra dell'approdo che si è sempre autorappresentata quale luogo di perfezionamento e compimento di ciò che nasceva altrove, ma che, nondimeno, non ha mai ceduto allo spirito della pura mescolanza. Ne è prova la nozione di vuoto, che ha nella tradizione di pensiero giapponese una centralità analoga a quella dell'essere nelle filosofie dell'Occidente. La vacuità e la sua costellazione - sentimento dell'impermanenza dei fenomeni, caducità, non-sostanzialità dell'io - misurano qui la loro distanza dal nulla ontologico o privativo, che atterrisce o spesa. Su questa vacuità, per noi inaudita, il libro si affaccia e con essa familiarizza il lettore. |  | | l'autore | | Giuseppe Jiso Forzani (Genova, 1949) ha studiato filosofia all’Università di Genova e ha vissuto dal 1979 al 1987 in un monastero in Giappone. Monaco buddhista zen, opera nell'ambito della comunità religiosa "Stella del mattino" di Lodi e tiene corsi di dialogo interculturale presso l'Università di Urbino. Ha curato la traduzione italiana di alcune opere Dogen: con Mauricio Yushin Marassi "Bendowa. Il cammino religioso" (Marietti 1990); con Luciano Mazzocchi Shobogenzo Genjokoan. Divenire l'essere, Tenzo kyokum. La natura autentica (tutti EDB, 1997, 1998 e 1999). Con Luciano Mazzocchi ha anche scritto quattro volumi usciti presso EDB: Il Vangelo secondo Matteo e lo Zen (in collaborazione con Anna Maria Tallarico, 1995); Il Vangelo secondo Marco e lo Zen (1997); Il Vangelo secondo Giovanni e lo Zen (2003). E' autore della voce Filosofia giapponese per l’Enciclopedia filosofica di Bompiani.
|
|