Il corpo della donna come luogo pubblico. Sull'abuso del concetto di vita
Duden Barbara
Anno 2004
Collana «Temi»
Prezzo €13,00
132 pp.
Area Universitaria:
Scienze della vita e medicina
il contenuto
Questo libro, che reagisce senza forzature polemiche alla retorica sulla "vita" sviluppatasi nel quadro del dibattito sull'aborto, intende analizzare le condizioni in cui, nel corso di una generazione, nuove tecniche e forme di espressione hanno completamente mutato il modo di concepire e di vivere la gravidanza. Nel giro di pochi anni, infatti, il bambino è diventato un "feto", la donna incinta una "sistema uterino di approvigionamento", il nascituro "una vita" e la vita "un valore cattolico-laico", quindi onnicomprensivo. Storica delle donne, con alle spalle rigorose ricerche sul vissuto del corpo femminile nel secolo XVIII, l'autrice si limita qui a sostenere la tesi, elaborata anche nel corso di un'ininterrotta conversazione con Ivan Illich, secondo cui il feto intrauterino del quale oggi tutti parlano no è una creatura di Dio o della "natura", bensì della società moderna. E le domande sono: in che modo artificiale è nato questo feto? Perchè la donna incinta è diventata l'ambiente uterino per l'approvvigionamento di un feto? Perchè l'acquisizione del feto priva la donna del proprio corpo e la degrada al ruolo di cliente bisognosa non soltanto di assistenza, ma anche di consulenza?
l'autore
Barbara Duden, nata nel 1942, si è formata come storica a Vienna e a Berlino e ha insegnato per vari anni negli Stati Uniti prima di tornare in Germania, dove continua a occuparsi di storia delle donne. E' autrice tra l'altro di "Geschichte unter der Haut" (1987) e di "Die Gene im Kopf - der Fötus im Bauch" (2002).